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Le bambine e i bambini raccontano la scuola al tempo del COVID – 19

Trentino-Alto Adige – Trento

Davide – 11 anni

Davide - 11 anni
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Ciao sono Davide, ho 11 anni e vengo da Lavis. Ai tempi del coronavirus il modo di rapportarsi con gli insegnati è decisamente cambiato, magari un abbraccio che prima c’era ora non c’è più ma solo andare vicini per raccontare qualcosa adesso non si può fare. MI ricordo che qualche giorno fa volevo battere il cinque alla mia maestra ma ho dovuto disinfettarmi le mani ed è proprio triste. L’anno prossimo andrò alle media ma di certo appena tutto finirà torno ad abbracciare tutti i miei insegnanti, soprattutto la maestra Alessandra. MI sembra importante ricordare anche come le entrate e l’uscita da scuola ai tempi del coronavirus sia molto rigida e piena di regole da seguire. Il mio istituto è molto grande : 17 classi divise per le 6 entrate. Ogni ingresso ha il suo termo scanner per misurare la febbre, il suo igienizzante per le mani e il suo pavimento con le strisce gialle e nere per ricordare a tutti di mantenere la distanza di sicurezza. Primsa l’ingresso a scuola era fatto di corsa, giochi, scherzi, abbracci e la lotta finta. Si trascorreva del tempo anche con i bambine e bambini di altre classi nell’attesa del suono della campanella che ci invitava ad entrare a scuola. Adesso fatico a riconoscere dei compagni che non frequentano la mia classe; anzi a parte i nomi che sono sul mio corridoio non ho mai incontrato quelli che stanno sugli altri piano, e questo è molto scoraggiante. 

L’intervallo ai tempi del Covid mi sta molto stretto; se prima rappresentava un momento di libertà, rilassamento e di gioia, adesso a parere mio è solo un momento d’aria. COmprendo gli insegnati che sono costretti a negarci il gioco delle carte, a divertirci con la palla, a non toccarci troppo e ricordare frequentemente di tenere su la mascherina. Per non parlare di quante volte hanno dovuto dirci: “questo è un assembramento!”. Per me è davvero dura non potermi divertire in libertà diciamo. Quando tutto finirà davvero credo che apprezzeremo le piccole cose dal batti cinque, alla partita di carte senza pensieri, al prestito di giornalini tra amici. Oppure anche a una bella partita di calcio. 

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